Siamo Bellissimi.

“Voglio allontanare il tuo pensiero”.
Mi è uscita così. Dal nulla. Una frase che non c’entra nulla né con quello detto prima, né con il contesto, né con il breve silenzio che l’ha anticipata. Forse non c’entra nulla nemmeno con te. Con te e me. L’ho detta io eppure l’ascolto come se non fosse mia. L’ascolto giusto il tempo di condividerla. Quindi ripeto (di fronte al tuo silenzio sorpreso):
“Voglio allontanare il tuo pensiero… Da me”.
Aggiungo “da me” come a caricarne il senso. Come per farti capire che so esattamente quello che sto dicendo e che, soprattutto, voglio che tu lo capisca. Lo capisca bene.
Tu mi guardi perplesso. Forse questo non era previsto in un gioco di parole condivise, in un giorno di attimi respirati insieme. E infatti tu non parli ma ti si dipinge un punto di domanda sulla fronte. È un interrogativo fatto di rughette d’espressione, parole non dette, attesa di risposte. Non mi chiedi perché ma il tuo perché è già nell’aria. Aspettavo solo questo – una parola non detta che è un segnale di “pronti e via” – per guardarti fisso negli occhi e… partire così:
“Non voglio questo. Lo vedi? Io questo non lo voglio. Di cosa parlo? Parlo di questo stare insieme. Tu lo sai come si chiama “questo”? Io non lo so. Cioè… Capisci… Questo parlarci per ore, questo raccontarsi l’anima, questo non stancarci mai di ascoltare i pensieri dell’altro… Non va bene. Non è normale. Non è… giusto. Non lo voglio questo stare bene così spontaneo, leggero, libero, profondo. E intenso. Sì…. Intenso. Non la voglio l’intensità del nostro Noi. Non ridere… Parlo sul serio. Voglio che tu, ora, mi dimostri che non esisti. Ora. Subito. Dai…”.
“…”.
“Non devi stare in silenzio, devi dire “non esisto”. Perché la tua esistenza, qui, vicino a me, è un casino. Un gran casino. È qualcosa di non previsto e non prevedibile. È una variante assoluta che confonde l’anima. È una perdita d’identità che mi toglie i confini dell’io.”
“…”.
“Smettila di ridere. Ti odio quando ridi del mio tentativo di allontanarti. Vedo il tuo sorriso anche quando, pensandoti, cerco di non pensarti. Ti vedo lì…. In un angolo che mi ripeti “sono qui”…”
“Sono qui”.
Mi dici.
“Smettila”.
Dico, allontanandomi dal divano che, poco fa, ci vedeva vicini e abbracciati in uno dei nostri pomeriggi di mondi condivisi.
“Sono qui”.
Mi ripeti. Mentre, alla finestra, guardo un sole rosso che disegna il tramonto.
“Sono qui”.
Mi sussurri alle mie spalle cingendomi in un abbraccio che ha più forza di ogni mio qualsiasi tentativo di distanza.
“Sono qui”… Te lo mangi tra le labbra e i baci con cui mi chiudi la bocca. La stessa bocca che, ogni volta, ci prova a smontarci, a smontare il nostro noi. La stessa bocca che dice il contrario di quello che pensa e che vorrebbe solo che il pensiero di te non si allontanasse mai. Mi baci e con un “sono qui” trasformi un voglioallontanareiltuopensierodame in un vogliocheiltuopensierononpassimai. Hai imparato a leggere quello che non dico. Abbiamo imparato a comunicare con i nostri desideri più nascosti. Ci regaliamo parole per gioco ma ci viviamo in una verità assoluta. Combinazione d’anima di cui non prendiamo consapevolezza se non nella distanza, quando siamo abbastanza lucidi per non confonderci in Noi.

Ogni volta che mi allontano da te sono più Bella.
E’ un dato di fatto.
Me lo dice lo specchio e me lo dici anche tu.
Nel mio gioco di negazione non posso fare lo stesso.
Però, ti confesso, che ogni volta che ti allontani di spalle, vorrei gridarti in silenzio che…. Insieme…
…SIAMO BELLISSIMI.

(Letizia Cherubino)


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