Archivio di agosto 2013

NON TI HO DETTO…

“Da dove ti scrivo si vede il Mare… E c’è profumo di piante di fico, liquirizia e il verde degli ulivi. Da dove ti scrivo abbraccio la tua terra con uno sguardo.
Da dove ti scrivo sembra che il tempo si sia fermato e c’è un Silenzio che attraversa l’anima.
Son venuta fin qui per scriverti. Ho preso la mia borsa, ci ho messo dentro la carta da lettere, la penna e ho intrapreso la salita di scalini accompagnata dal tuo pensiero. Come se fossi con me. Pensavo anche… “Ma cosa gli scrivo?”. Poi sono arrivata qui, in cima, e ho trovato le parole ad aspettarmi… Erano incagliate tra il cielo e il Mare, ma – appena mi hanno visto – mi sono venute incontro. Giuro… Mi è parso quasi mi dicessero “ti stavamo aspettando”. Allora mi sono seduta… Sguardo al Mare… E ho cominciato a scriverti. Non so se avrò più anima, quando avrò finito… O forse ne avrò di più. Ora però ci vado a fondo… Se un fondo c’è.
Quando scrivi, la prima frase é come la prima nota.. Determina tutto. Il resto é solo coda. Conseguenza. Insomma… Vien da sé. Ed io parto così: …NON TI HO DETTO…
Ecco, sì… NON TI HO DETTO…
Perché, in fondo, si scrive per trovare parole a quello che non si è riuscito a dire. Scrivere fa a patti con i silenzi. Li ricopre. Li svela. Scrivere é silenzio violato. Silenzio che parla.
Allora TI SCRIVO che NON TI HO DETTO che scopri di tenere ad una persona quando ti fa male. Che è un controsenso umano. Però accade. Ed io dovevo venire fino a qui per capirlo. TU MI PUOI FARE DEL MALE. Questa é una responsabilità. Comporta delle attenzioni, degli obblighi… Comporta che quello che tu fai, a me o con me, ha delle conseguenze… anche dolorose. È bello e brutto. Ma é così.
NON TI HO DETTO che le persone che si amano NON si salutano. Mai. È troppo difficile per tutto, per tutti. Le formule di congedo sono strette, vuote… Le parole danno fastidio. Vien voglia di voltarsi e… ‘fanculo! Già… Fanculo. Che il dolore di lasciarsi non é di questo mondo.
Poi NON TI HO DETTO che mi hai rubato il tempo. E un po’ del mio Cuore. Te lo sei preso quando ho abbassato le difese, pronto a sfidare chiunque perché io fossi un po’ tua… E così ce l’hai fatta. Anche se ora forse nemmeno sai se averlo, avermi, sia in fondo un così grande dono.
NON TI HO DETTO che crescere é una figata. E che chi rimpiange il tempo che passa, non sa vivere la vita. Non c’è etá più bella di quella che si sta vivendo nell’oggi. E le anime … sai… le anime son tutte bambine.
NON TI HO DETTO che tutte le cose fatte insieme, il tempo condiviso… l’ho voluto… Attimo dopo attimo. Immensamente voluto. E nulla é accaduto per caso.
NON TI HO DETTO… nonandarevia… portamiconte… hopaura… tiamodiamorepulito… vieniquisubito… tiodio…
NON TI HO DETTO che, quando il sole arriverà a toccarmi ( sono all’ombra, seduta su una panchina), mi alzerò da qui e smetterò di scriverti. Poi scenderò la scalinata e prenderò la strada verso casa. La mia Casa.
Infine NON TI HO DETTO che, dalla prima parola che ho scritto qui, a te, ho cominciato a piangere. E che questa é quindi una lettera bagnata di lacrime. Oh… No… Tu non c’entri… È solo che sto andando via. Solo questo. Giuro.
Non ti ho scritto, qui, quello che provo per te. Non serve. Lo leggi tra le righe. Mi spiace solo non averti portato qui con me. Non ho osato chiedertelo. Non era mai il momento giusto. Forse ci verrai da solo, anche e solo per il gusto di leggere le mie parole lì dove sono state scritte, con lo stesso Mare all’orizzonte e lo stesso profumo di liquirizia. …
È arrivato il Sole… Devo andare.
È bello qua sopra, sai… Vienici, ogni tanto. Magari m’intravedi sul filo dell’orizzonte.
Tua
(Letizia Cherubino)


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..ED IO TI SCRIVO.

Abbiamo perso l’abitudine a scrivere… A scrivere con la penna. A scrivere lettere. A scrivere e basta.
Allora io…Ti scrivo.
Ti scrivo perchè certe cose è proprio bello scriverle. Come si faceva un tempo, in cui le mail non esistevano e nemmeno Facebook e se ti piaceva il ragazzino in seconda fila dovevi fargli recapitare un biglietto o nasconderglielo nell’astuccio… magari durante l’intervallo…
Che io una cosa così mica l’ho mai fatta. Ero troppo timida per tutto. M’innamoravo in silenzio. E, al massimo, le cose le scrivevo a me stessa… sul diario.
Adesso… forse… Sono più coraggiosa. Ho il coraggio dei timidi che si son visti, nel tempo, “rubare” delle cose perchè incapaci di fare-dire-osare. Io allora OSO. Faccio. Dico. E… Scrivo. TI scrivo. Mi prendo la briga di scegliere la carta, il colore della penna e il rischio che tu la mia calligrafia poco la capisci. Tant’è… Farai un po’ fatica. La cosa importante la scrivo maiuscola e la scrivo con parole bambine… La cosa importante è che MI PIACI.
“Sai che novità?!”… Penserai. “Già lo sapevo”.
Lo sapevi, ma non te l’ho mai detto e nemmeno scritto.
Quindi te lo ripeto-riscrivo… MI PIACI.
MI PIACI punto.
MI PIACI edèuncasino.
MI PIACI e te lo dico senza volere nulla, anche se non cambia niente e magari poco te ne frega.
MI PIACI ed è una mia debolezza. E me lo ripeto ogni volta che penso che MI PIACI.
MI PIACI e manco lo so perché. O forse lo so ma mi piaci per quei motivi che manco tu capiresti perché son ben diversi dal pensarti affascinante o bello o.
IL FATTO E’ CHE MI PIACI PER QUELLO CHE SIAMO INSIEME.
Che, scritta così, fa pensare che non è né colpa, né merito tuo. Insomma: tu non c’entri ma c’entri. E adesso non puoi più fare finta che non te l’ho detto. E’ scritto. Scritto qui. Come nel mio sguardo. Scritto qui… Come nei sogni. Ma, nei sogni, ti confesso, è più bello… Perché, nei miei sogni, ti piaccio anch’io.

(Letizia Cherubino)


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IL DOLORE PIU’ GRANDE.

Il Dolore più grande è fare del male ad una persona che ami.
Il Dolore più grande è permettere ad una persona che ami di farti del male.
Il Dolore più grande è non avere la forza (o l’opportunità) di chiedere scusa, quando si sa di avere sbagliato.
Il Dolore più grande è non capirsi e non riuscire a comunicare.
Il Dolore più grande è quando non sorride.
Il Dolore più grande è lasciarsi vivere senza vivere davvero.
Il Dolore più grande è essere traditi e tradire.
Il Dolore più grande sono le lacrime che cadono silenziose.
Il Dolore più grande è il tempo che non torna.
Il Dolore più grande è essere obbligati a scegliere. Scegliere e rinunciare.
Il Dolore più grande è accettare che bisogna crescere. Per forza.
Il Dolore più grande sono i baci negati, le cose non dette, i rancori celati, la rabbia ingoiata.
Il Dolore più grande è l’attesa di uno “scusa” che non arriverà.
Il Dolore più grande è il cercarsi di due sguardi che non si trovano.
Il Dolore più grande è un anello rinchiuso in una scatola.
Il Dolore più grande è un lieto fine che non sei riuscito a scrivere.
Il Dolore più grande è perdere la fiducia nell’altro, il rispetto e la stima per se stessi.
Il Dolore più grande è non riuscire a dimenticare e, nello stesso tempo, il voler ricordare-custodire tutto.
Il Dolore più grande è non sentirsi all’altezza.
Il Dolore più grande è dire il contrario di quello che si pensa.
Il Dolore più grande è una canzone che non riesci più ad ascoltare.
Il Dolore più grande è non trovare una via d’uscita.
Il Dolore più grande è non crederci più.
Il Dolore più grande è non avere il coraggio… Il coraggio e basta.
Il Dolore più grande è un sorriso forzato, una parola soffocata, una carezza attesa invano, una telefonata che non arriva.
Il Dolore più grande è un addio.
Il Dolore più grande è la perdita. E l’attesa.
Il Dolore più grande è… il Dolore più grande.

Ed è unico. E quando lo si vive sembra sempre il più grande fra tutti. Ma poi passa.
E il Dolore più grande diventa un dolore fra tanti, una parte di te. E – se non ci fosse – non saresti tu. Con tutte le tue gioie e i tuoi dolori.
E se non ci fosse, anche la gioia non avrebbe lo stesso sapore e “il senso delle cose non si ricoprirebbe di senso”.

Il Dolore più grande, a volte, assomiglia alla gioia.
La gioia di avere la forza di affrontare ogni piccolo-grande Dolore.

(Letizia Cherubino)


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