Archivio di ottobre 2011

La Voce a Te Dovuta. (Pedro Salinas)

Il modo tuo d’amare è lasciare che io ti ami.
Il sì con cui ti abbandoni è il silenzio.
I tuoi baci sono offrirmi le labbra perché io le baci.
Mai parole o abbracci mi diranno che esistevi e mi hai amato: mai.
Me lo dicono fogli bianchi, mappe, telefoni, presagi; tu, no.
E sto abbracciato a te senza chiederti nulla,
per timore che non sia vero che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire con domande, con carezze,
quella solitudine immensa d’amarti solo io.

(Pedro Salinas)


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Mi hai.

Mi hai se, ogni giorno, ricominci da capo.
Se ogni giorno è come il primo istante in cui, allungando la mano e stringendo la mia, ci siamo presentati.
Mi hai se non mi consideri scontata. Se non dimentichi che oggi ci sono e domani… chissà.
Mi hai se ricordi in ogni istante – a te stesso e a me – quanto io sia speciale, quanto sia importante che io esista per Te, in Te.
Mi hai se mi corteggi non per strategia ma perché sai, senti, che merito il meglio di quello che puoi dare, il massimo di quello che sei, la totalità assoluta di ogni bellezza che custodisci in te.
Mi hai se mi stupisci, mi fai ridere, mi emozioni e… m’incanti.
Mi hai se non mi paragoni a nulla di quello che hai vissuto fino ad ora e se sei capace, con me, di ridisegnare te stesso inventandoti nuovo ad ogni passo.
Mi hai se ti metti in discussione, se sei disposto a perdere, se rimuovi schemi del passato che – con me – non funzionano.
Mi hai se mi dai e se Ti dai. Tutto. Totalmente. Senza mentire. Senza fregare. Senza dissimulare.
Nella convinzione che togliendo a me, togli a Te.
Mi hai se non smetti mai di darmi quello che Tu vorresti da me in un sottile scambio reciproco in cui la parità è il presupposto.
Mi hai se non ti dimentichi la mia Anima. E se impari a leggerla tra le mie parole e nelle pieghe del mio corpo.
Mi hai se alzi le chiappe per venire da me, se sei capace di portarmi via, se sai scuotere le fondamenta della mia esistenza costruendo – in me – il tuo giardino. Spazio protetto, difeso, curato e alimentato in ogni singolo istante.
“Mi hai” è una frase che ti piace sentirti dire.
Del suo suono ti riempi tutto al punto da dimenticare – ogni tanto – che avermi non è un traguardo raggiunto per sempre.
Mi hai.
E’ vero.
Non è una conquista. E’ solo l’inizio.

(Letizia Cherubino)


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Prrrrrrrrrrr!

Il linguaggio degli Innamorati ha parole bambine.
E’ fatto di sillabe, suoni, neologismi comprensibili solo da chi – di quel gioco d’Amore – conosce le regole e i codici più profondi.
Il linguaggio degli Innamorati non comprende le parole conosciute da tutti. Quelle che, nel tempo, hanno sempre raccontato l’amore e sono diventate luogo comune.
Il linguaggio degli Innamorati non prevede la parola Amore.
E se la prevede è la parola meno sentita. Troppo sfruttata e svuotata di senso per diventare comunicazione per chi vorrebbe fare del gioco d’amore una nuova avventura delle parole.
Il linguaggio degli Innamorati prevede un vocabolario di parole a Due. Inventate e costruite con il gusto sottile di ricominciare da capo, di dire senza dire, di svelarsi senza scoprirsi.
Il linguaggio degli Innamorati spesso è silenzioso.
E’ fatto di sguardi, di linguacce, di sorrisi, di sensi opposti alla realtà del sentire.
Il linguaggio degli Innamorati dice ti odio per dire ti amo, non dice nulla per non dire tutto o in un unica parola – ai più ridicola, insensata, stupida – racchiude tutte le parole pensabili nella più lunga poesia d’amore mai scritta.

Nel nostro linguaggio di Innamorati tu giochi a non dire. Nascondi nell’ironia l’assurdo tentativo di non svelare le parole d’amore che ti viaggiano nell’anima.
Ed io sorrido ogni volta che ti sveli dietro a parole bambine che sanno di bronci, pernacchie, linguacce, suoni onomatopeici…
E’ un ritorno all’origine che da voce alla tua anima bambina.
E’ la parte di te che non conosce censure e che mi regala sorrisi di bambina con codini, scarpette di vernice e mani sporche di gelato che cola.
Ogni volta che mi regali una pernacchia mi viene voglia di giocare a gessetto, di dire “ce l’hai”, di confezionarti un anello di carta per condividere promesse che hanno il persempre di chi ancora ci crede.
Non mi dire che sei innamorato di me.
Se lo dici, non ci credo.
Fammi una pernacchia e sorridi…
E’ la nostra dichiarazione del Cuor
e.

(Letizia Cherubino)


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Il Tuo-Mio Sguardo.

Il tuo sguardo su di Me arriva da lontano. Discreto e silenzioso.
Si posa sui miei pensieri, sulle mie parole e sbircia nella mia Anima e negli angoli più nascosti del mio essere.
Il tuo sguardo su di me – nella Lontananza – ha due occhi che indagano curiosi. Due occhi che fingono indifferenza ma che accompagnano ogni mio gesto, vissuto o movimento interiore.
Il tuo sguardo su di me, quando mi sei vicino, è imbarazzo di domande inespresse. E’ occhi nei miei che scrutano, sorridono, spingono per arrivare dentro.
I tuoi occhi mi mangiano l’anima.
Hanno fame di catturarmi.
Ed io ne ricambio l’ardore tuffando il mio sguardo nel tuo. Rovesciando la fame di te in un appetito reciproco di appartenerci l’un l’altro. Esigenza di unire la nostra differenza di Essere, di Esseri agli antipodi, creature della stessa natura umana ma appartenenti a mondi così diversi da sembrare paralleli.
Nei tuoi occhi, presenti o lontani, perdo la distanza da te. La differenza di Noi.
Riscopro il gusto dell’amore che unisce, delle anime che parlano un linguaggio universale, dei contrasti che si sciolgono.
Di Te sempre ricordo sguardo e occhi.
Non è questione di colore o taglio ma di appartenenza totale.
I tuoi occhi sono miei. Sono nei miei. E i miei sono al posto tuo. Scambio di sguardi sul mondo. Senso primario spalancato sull’abisso più profondo dell’anima.
Nei tuoi viaggi lontani guardiamo il mondo senza bisogno di raccontarci. E cresciamo insieme. Condividendo pensieri che, in un unico sguardo, ci impediscono di sentirci lontani.
Prima di incontrarti, non avevo mai pensato che due persone potessero accontentarsi di due occhi e…
…vedere il doppio.
Ora lo so.

(Letizia Cherubino)


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Non ti chiedo Mai.

Non ti chiedo mai quando arrivi e quando parti.
Non ti chiedo mai quando potrò vederti e se hai voglia di vedermi.
Non ti chiedo mai dove sei, cosa stai facendo e con chi sei.
Non ti chiedo mai di restare, di rinunciare a qualcosa/qualcuno, di limitare la tua libertà per me.
Non ti chiedo mai di esserci, di starmi vicino o – all’opposto – di lasciarmi in pace.
Non ti chiedo mai un bacio, una carezza, un abbraccio.
Non ti chiedo mai di scegliermi. Di scegliere Me. Di fare una qualsiasi scelta per me.
Io non ti chiedo.
Non chiedo nulla.
Tengo il punto di domanda per chiederti di raccontarmi di te, per avere risposte sul tuo mondo dentro, sul tuo passato, sui tuoi ricordi. Ti regalo domande per conoscere i tuoi pensieri, perché tu possa condividere la tua vita con me. E allora chiedo, chiedo, chiedo… Cosa pensi? Cosa è successo? Come ti senti? Cosa hai fatto-respirato-vissuto?
Il mio chiedere perde così il punto di domanda.
Diventa un Raccontami silenzioso. Diventa il gusto sottile di entrare in Te. Nel senza tempo che ha fatto la tua storia e il tuo presente. Nel futuro di sogni e aspettative che dipingono quello che sarai. Con o senza di me.
Non ti chiedo niente forse perché… Voglio Tutto.
Tutto Te.
Tutto di Te.
E ogni richiesta sarebbe riduttiva, una piccola percentuale del mondo che ti vorrei rubare.
Non chiedere nulla spesso assomiglia a chiedere Tutto. E’ un non dare parole ai desideri cosicché possano essere infiniti e indefinibili. Desideri da decifrare o inventare insieme.
Non ti chiedo mai perché tu sai di me ogni domanda non detta, ogni richiesta non espressa.
Mi sai al volo. Ed io mi risparmio l’incombenza di chiedere.
Sorrido.
Ti guardo.
E sto in silenzio.
Non chiedo e mi dai Tutto.
Non chiedo e mi dai esattamente quello che voglio.
Più di quello che avresti mai pensato di dare-concedere-condividere con una donna.
Il trucco per avere risposte da te è non chiedere.
Il trucco per averti è non chiedere.
Ed io non chiedo.
Non chiedo e ot-tengo.
Non chiedo e… Ti tengo.
Tengo Te.
Stretto.

(Letizia Cherubino)


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